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Il futuro della editoria multimediale
Il futuro della editoria multimediale

Ricordate la storia del gigante com i piedi d'argilla? Ebbene, ciò che vi accingerete a leggere è una previsione, abbastanza logica, del futuro dell'editoria, sia sotto il livello commerciale che per quello del prodotto. Non ne conosco i tempi poiché non sono un analista, ma solo una sorta di filosofo che, a seguito di intuizioni, crede di sapere come andranno le cose.
Per comprendere i motivi della mia logica, dobbiamo innanzitutto fare una puntatina nell'ambito dell'economia e definire il termine Fattore Critico di Successo; con questo termine si intende quella situazione - una persona, un marchio, un locale o altro - che, se dovesse venir meno, il business ne risentirebbe in modo molto grave. Si tratta di un elemento vitale di un sistema che, se viene a mancare, il sistema va in crisi.
Facciamo un esempio di Fattore Critico di Successo: immaginate di voler acquistare un laboratorio artigiano di un soffiatore di vetro.
Il proprietario del laboratorio che vi state accingendo ad acquistare è il soffiatore stesso e, nonostante che voi di vetro soffiato non ne capite nulla, volete rilevarne l'attività chiedendo al proprietario di andare via senza che voi abbiate sottomano neanche un sostituto soffiatore.
Quanto tempo credete poetete rimanere aperti? Solo il tempo delle scorte, se ce ne sono, altrimenti chiuderete domattina.
Ora abbiamo un'idea di cosa sia il Fattore Critico di Successo.
Nel mondo dell'editoria, questo elemento, che è poi quello che distingue una grande casa editrice da una piccola, è la distribuzione.
Il distributore è quell'anello della catena che consente la penetrazione capillare del prodotto letterario nelle librerie con il relativo venduto a patto che in qualche modo il prodotto sia pubblicizzato (a volte di pubblicità ce n'è anche poca, l'importante è farlo arrivare in libreria).
Senza distributore le Case Editrici non possono facilmente competere con il mercato e guadagnare.
La domanda più semplice da porsi sarebbe perché tutte le case editrici non si rivolgono ai distributori e la risposta è molto semplice: il distributore, per accollarsi la gestione della distribuzione del libro alle librerie, chiede, a titolo di cauzione, un certo importo che deve essere conguagliato con, in genere, una alta percentuale sulle vendite del titolo. Quindi se ci rivolge al distributore, innanzitutto gli dai X, poi il tot% sulle vendite: se la percentuale sulle vendite non è maggiore dell'X, allora parte di quell'X viene usata per raggiungere il guadagno minimo del distributore. Questo è uno dei casi di contratto.
In ogni caso questo significa che se un libro non viene venduto, la cauzione viene integralmente incassata dal distributore, i libri vengono restituiti all'editore e quindi possono essere portati al macero o, tutto al più, essere usati come carta per accendere il caminetto.
Nel caso in cui il libro abbia un grosso successo, allora la cauzione viene portata a conguaglio proprio sul conteggio finale di quel tot%. Quindi la "speranza" dell'editore, se non ci vuole perdere è che l'importo risultante dalla percentuale spettante al distributore per la vendita del libro sia superiore alla cauzione versata.
Questo perché la cauzione è dell'ordine di diverse decine di migliaia di euro.
Ora è facile comprendere perché una piccola casa editrice si trova nell'impossibilità di avere un distributore di una certa importanza, così come è facile comprendere che se tutte le case editrici se lo potessero permettere, ci sarebbe una concorrenza spietata verso i grandi editori.
Eppure il gigante sta per cadere...
Seppur stiamo assistendo ad un boom di libri elettronici (Ebook) sarebbe un errore pensare che il business "letterario" del futuro siano gli ebook o i fantastici Enhanced Book, cioè quegli ebook multimediali in cui gli oggetti si muovono in modo tridimensionale e ti lasciano incantato, appunto Enhanced.
Perché il gigante può cadere? L'attuale panorama italiano vede una grossa carenza della conoscenza, per cui i giovani che escono da scuola hanno un livello di cultura esageratamente basso, a sottolineare tutti gli errati interventi politici che in questo ultimi 40 anni sono stati effettuati sul sistema scolastico.
Un modo per colmare questa mancanza di conoscenza sono gli info-prodotti-video; stiamo avviandoci verso una società senza specializzazione "reale", ma solo equivalente ad una cultura di scuola professionale dove le persone, culturalmente senza conoscenza, cominceranno ad imparare vedendo come si fa.
Oggi le persone vogliono sapere come fare, per questo siamo nell'era dell'info-prodotto-video.
Ma, poiché sono anche stanche di leggere solo, in un prossimo futuro l'attenzione del pubblico si rivolgerà alla ricerca di video-conferenze.
Quindi, per entrambi i motivi, il video è lo strumento di conoscenza che verrà adoperato nel futuro.
E qui ritorna in ballo il gigante d'argilla; per aprire un catalogo sul "come fare" sono necessarie due strategie, di cui la prima è, secondo me, perdente:
- creare una quantità enorme di video con attori, sceneggiature, copioni
- fare la corte a personaggi di spicco in grado di produrre grosse e importanti quantità di info-prodotti.
Circa il punto "1", creare colossali sceneggiature è un qualcosa destinato a sparire. Ricordate tanti anni fa come era importante, per un'azienda, presentarsi al proprio pubblico con una carta intestata di ottima fattura? Oggi, tutto al più, si usa la stampa della stampante laser o a getto d'inchiostro nella cui stampa è già compreso anche il marchio del'azienda. La quasi totalità degli uffici pubblici non stampano più in tipografia carta intestata.
Quindi anche sceneggiature colossali e cose del genere non servono: oggi una qualunque persona può riprendere con la propria telecamera un "come fare", tipo come fare la macedonia, come tagliare l'erba nel giardino, come sostituire la marmitta al motorino ed è fatta; la conoscenza vale più della sceneggiatura, la distribuzione via internet costa meno del distributore. Diciamo che adesso le cose possono essere messe su pari livello.
Rimane un solo aspetto, quello dell'organizzazione delle riprese video degli info prodotti.
Qui le case editrici o staranno dietro a centinaia o a migliaia di persone per procurarsi i "sapere come" più vari (enormemente dispersivo), oppure dovranno fare prima la corte per un autore big e poi dovranno organizzarsi loro a seguire l'autore; è da tenere presente che stare dietro a un autore, magari un po' pazzoide, non è una cosa semplice, specie se l'azienda è molto grande.
Quindi ritengo che se un editore vuole tutti gli info prodotti del soffiatore di vetro, l'editore dovrà essere piccolo, dinamico e bene attrezzato, condizioni tali, tranne l'ultima, che le grandi aziende non si potranno mai permettere per la loro intrinseca lentezza.
Quindi tra un po' si vedranno molti dirigenti di grandi case editrici mettersi in proprio in aziende mediamente piccole per creare video-info-prodotti di nicchia.
Il futuro editoriale non è più prerogativa esclusiva delle grandi case editrici, bensì di quelle piccole, ma molto ben organizzate e dei rivenditori on-line.
Arcangelo Miranda
